mercoledì 23 febbraio 2011

DEFINIZIONE DI SPECIE

Le specie viventi note alla scienza sono oltre un milione, è necessario quindi procedere a una classificazione, ad un ordinamento di esse in sistema naturale che ne metta in luce il grado di affinità. Il cane, lo sciacallo e il lupo sono specie affini tra loro più che non a il leone, la tigre o il leopardo, anche se tra i due gruppi alcune affinità pure si riscontrano. Questo fatto di grande importanza fu intuito da Carlo Linneo, naturalista svedese che propose di designare la specie con un doppio nome latino: il nome del genere seguito da quello della specie. In tale sistema di nomenclatura (la nomenclatura binomia), il genere è un sostantivo che va scritto con iniziale maiuscola, mentre il nome della specie di regola con iniziale minuscola, può essere un aggettivo che sottolinea una caratteristica della specie. Nella classificazione linneana ai generi seguivano, in progressione di crescente ampiezza, gli ordini e le classi , in seguito fu istituita una categoria intermedia, quella della famiglia. Fu Cuvier (1815) che istituì una categoria più ampia, il philum  (o tipo; divisione per i vegetali) per definire un piano generale di organizzazione di un artropode, di un echinoderma, di un cordato. Si può quindi stabilire la seguente successione di categorie sistematiche: philum (divisione), classe, ordine, famiglia, genere, specie. Quando una categoria sistematica diventa troppo ampia, è nell'uso di stabilire ulteriori suddivisioni intermedie, quali sottotipi, sottoclassi, superordini, sottordini, sottofamiglie.
               Le specie sono popolazioni naturali di individui tra loro simili, capaci di dare origine per riproduzione a nuovi individui simili ai progenitori, tra di loro fecondi indefinitamente per generazioni successive.
               Tra individui della stessa specie vi è fecondità intraspecifica, mentre per specie diverse vi è una sterilità interspecifica. Si può quindi assumere come definizione di specie quella formulata da Mayr: Le specie sono gruppi di popolazioni naturali attualmente incrociantisi, isolate dal punto di vista riproduttivo da altri gruppi simili. La specie ha una sua realtà in natura e rappresenta una fondamentale unità sistematica nello studio della prodigiosa diversità delle forme viventi. I criteri di sterilità interspecifica e fecondità intraspecifica sono criteri biologici importanti per identificare individui appartenenti o meno alla stessa specie, soprattutto quando non esistono caratteri morfologici apprezzabili come buoni caratteri differenziali. Questi criteri tuttavia non sono applicabili con ugual successo alle piante, soprattutto per quelle a vita lunga. Infatti nelle piante esiste la fertilità interspecifica che è molto più frequente che negli animali dove è rara. Quando si tratta poi di organismi unicellulari, come i batteri, dove i fenomeni sessuali sono inesistenti o rari, il concetto dell' incrociabilità o meno, viene ad essere falsificato. Non si può, quindi,  applicare a tutti i viventi e con uniformità i medesimi criteri per definire la specie, né può stabilirsi equivalenza biologica tra specie appartenenti a così diversi e distanti gradi di organizzazione dei viventi quali sono i batteri, le alghe verde azzurre, e gli organismi animali e vegetali di superiore organizzazione. La valutazione della specie deve essere fatta tenendo conto di volta in volta di tutte quelle caratteristiche anatomiche, fisiologiche, biochimiche, ecologiche, di comportamento che valgono a definire nel modo più compiuto possibile la specie come entità sistematica.
               Il termine specie indica una entità che ci permette di classificare gli organismi diversi che ci presenta la natura vivente nella sua prodigiosa diversità di forme, sia che si prenda in considerazione procarioti o eucarioti, piante o animali. Le numerosissime specie di organismi che popolano la Terra sono classificabili in gruppi sistematici definiti  sulla base delle affinità che intercorrono  tra le specie stesse. Questi gruppi risultano di estensione gradatamente maggiore e perciò  al tempo stesso diminuiscono di numero passando dalla specie al genere, poi alla famiglia, all'ordine, alla classe, infine al philum. Una classificazione viene detta naturale se riesce a mettere in evidenza i rapporti di affinità, di parentela che esistono tra le varie specie e gruppi di specie, in modo da dare una visione di insieme del cammino dell'evoluzione che ha portato alle forme viventi in una data epoca.
              
LA VITA-GLI ORGANISMI VIVENTI, CARATTERISTICHE GENERALI
               L'idea di vita è insita nel nostro spirito, siamo naturalmente portati a contrapporre una natura vivente, caratterizzata da sue peculiari proprietà, a una natura non vivente, inanimata, eppure non è facile definire la vita. Le varie proposizioni che al riguardo sono state formulate anche in tempi recenti e sulla base di conoscenze scientifiche approfondite, valgono a sottolineare solo qualche aspetto di carattere generale del complesso fenomeno della vita. Il genetista Pontecorvo dà la seguente definizione: la vita è autoduplicazione e evoluzione e Claudio Bernard ha detto che si può caratterizzare la vita, non definirla.
               Un qualsiasi corpo naturale va in primis analizzato nella sua forma, nella composizione chimica e nella struttura, alle quali si deve aggiungere il metabolismo, l'autoregolazione, l'eccitabilità, lo sviluppo e ciclo vitale, riproduzione, ereditarietà e evoluzione.    
               La  forma del corpo dei viventi è ben definita e costante, ad eccezione delle amebe, nonostante il continuo rinnovarsi della materia di cui sono costituiti. La forma a volte può modificarsi profondamente durante lo sviluppo (metamorfosi), ma la forma tipica di una specie è quella che l'organismo assume da adulto. Molto ampia è la variazione di mole degli organismi.
               La composizione chimica riguarda elementi rinvenuti tutti nel mondo inorganico, sono costanti e relativamente pochi quelli presenti anche nei viventi: C, H, O, N, sono i fondamentali costituenti plastici ai quali bisogna aggiungere il P (acidi nucleici e lipidi) e lo S (proteine); inoltre sono sempre presenti il Na, K, Ca, Cl, nonché il Fe, Mg, Mn, Co, Cu, Zn. Tutti questi elementi formano i composti di cui è composta tutta la materia vivente. Altri componenti inorganici sono ioni minerali. I componenti organici costituiti da C, H e O vanno ascritti ai quattro grandi raggruppamenti dei glucidi, lipidi, proteine, acidi nucleici. I glucidi (carboidrati) costituiscono un'importante sorgente di energia, sono composti ternari costituiti da H, C, O. ricordiamo il glucosio, l'amido, il glicogeno, la cellulosa. I lipidi insolubili in acqua, distinti in semplici e complessi e sono fonte di energia. Le proteine sono sostanze complesse, quaternarie, costituite da C, H, O, N, rivestono il compito strutturale e di attività catalitica, costituite da catene di amminoacidi. Gli acidi nucleici sono sostanze fondamentali per la vita, e sono presenti come DNA o RNA.          
               La struttura, organizzazione, la cellula. Il corpo di ogni vivente è costituito da parti, ciascuna delle quali compie una determinata e specifica funzione, queste parti sono gli organi, organi interdipendenti tra loro, che funzionano armonicamente in modo unitario. Tutti gli organismi viventi sono caratterizzati tutti da una loro peculiare struttura microscopica, formati cioè da unità dette cellule. Le cellule hanno dimensioni microscopiche, indipendenti dalla mole dell'organismo di cui fanno parte. Ma vi sono viventi il cui corpo è costituito da una sola cellula, gli unicellulari.  
               Metabolismo Gli organismi sono in grado di "autocostruirsi", assumono dal mondo esterno le sostanze di cui hanno bisogno e le sottopongono, nel loro interno, a complesse trasformazioni chimiche accompagnate da mobilitazione di energia, che nel loro complesso costituiscono il  metabolismo. La fase che porta alla sintesi di composti complessi a partire da sostanze semplici, si chiama anabolismo. E' una fase endoergonica, cioè di accumulo di energia nei composti che si vanno sintetizzando a partire da composti semplici. Contemporaneamente si producono, con liberazione di  energia  (fase esoergonica), processi di degradazione molecolare che portano in definitiva a sostanze che vengono via via eliminate dall'organismo, il catabolismo. La sintesi di nuova materia vivente necessita un continuo apporto di materia e energia dall'esterno. Gli alimenti provvedono a questo duplice fabbisogno. L'energia contenute nelle sostanze nutritizie si libera quando vengono ossidate in molecole più piccole. l'energia liberata dagli alimenti viene in parte dissipata come calore all'ambiente, la parte rimanente  viene accumulata nelle cellule come energia chimica di riserva. Solo i vegetali sono capaci di convertire energia luminosa in energia chimica per mezzo della fotosintesi.
               Autoregolazione. Omeostasi. Le reazioni del metabolismo si regolano reciprocamente attraverso delicati meccanismi di controllo, in maniera tale da comporsi in modo unitario ed equilibrato. Questa capacità di controllo e autoregolazione dell'organismo è detto omeostasi, che si definisce come la tendenza degli organismi a realizzare condizioni ottimali di stabilità fisiologica di fronte a modificazioni ambientali.
               Eccitabilità Il protoplasma, e perciò qualsiasi essere vivente, reagisce agli stimoli provenienti dall'ambiente, di solito col movimento e comunque con risposte metaboliche.
               Sviluppo e ciclo vitale Ogni vivente prende origine da un vivente che lo ha preceduto, omne vivum e vivo, quindi si sviluppa e si accresce e raggiunto lo stadio adulto si riproduce, infine muore.
               Riproduzione eredità, variabilità La riproduzione è la capacità di ogni vivente di dare origine a altri viventi della stessa specie. Alla riproduzione è strettamente collegata l'ereditarietà, il potere che hanno gli organismi di trasmettere ai discendenti caratteristiche morfologiche e funzionali; e con l'ereditarietà è anche connessa la variabilità, per cui i discendenti sono simili ma non identici ai genitori.
               Evoluzione biologica Studiando i fossili di antichi organismi notiamo differenze con gli organismi attuali, differenze più accentuate man mano che aumenta l'antichità dei fossili. La vita si è andata rigogliosamente svolgendo in tutta una successione di forme via via più complesse e differenziate. In tale continuo divenire si ravvisa il fenomeno dell'evoluzione biologica che investe l'intero universo.
               In conclusione possiamo dire che i viventi sono corpi naturali organizzati e di forma definita, dotati della possibilità di autocostruirsi e rinnovare di continuo la propria materia, di autoregolare le proprie funzioni, di reagire agli stimoli ambientali, di riprodursi e di evolvere nel tempo.