giovedì 16 luglio 2015

LE PRIME IPOTESI SULLE STRAORDINARIE IMMAGINI DI PLUTONE


Finalmente l’attesa è stata ripagata e siamo riusciti a vedere la superficie di Plutone! Le foto de corpo celeste sono davvero straordinarie e spero che possano restituirgli la dignità di Pianeta. La foto è solo un fotogramma di una regione molto più vasta e è stata ripresa 1 ore e mezza prima del massimo avvicinamento, cioè quando la news horizons era a 770.000 km di distanza, quindi dovremo aspettarci foto ancora più dettagliate e eccezionali, dato che la sonda ha raggiunto come distanza minima da Plutone i 12.500 km. La zona fotografata in dettaglio è come un letto roccioso di ghiaccio d'acqua. Con metano e azoto ghiacciato che ricoprono gran parte della superficie di Plutone, ma c’è da precisare che questi composti non sono abbastanza resistenti per dare origine a delle montagne, mentre il ghiaccio d'acqua alle bassissime temperature di Plutone può essere considerato quasi resistente come una roccia. Dalle prime analisi di queste immagini di Plutone si è potuto concludere che queste formazioni sono piuttosto recente e risalirebbero a 100 milioni di anni, ben poca cosa rispetto ai 4 miliardi e mezzo di anni del nostro Sistema Solare, infatti ci sono pochi crateri da impatto. I rilievi raggiungono gli oltre 3 chilometri di altezza e sembra che siano ancora in fase di formazione. In definitiva si può affermare che "Si tratta di una delle superfici più giovani che abbiamo mai visto nel Sistema Solare" Nell’esplorazione del nostro sistema infatti abbiamo rinvenuto simili caratteristiche solo su Europa, Encelado,Ganimede, cioè sulle lune dei pianeti giganti, dove le maree gravitazionali riscaldano e modellano la superficie. Plutone però ha intorno corpi troppo piccoli per originare un effetto mareale che possa riscaldarlo, quindi ci si chiede da dove e da cosa possa prendere calore. Quindi si può dedurre che non c'è bisogno del riscaldamento mareale di un corpo molto grande per avere una geologia attiva sui corpi transnettuniani .facendo delle ipotesi si potrebbe pensare che il calore necessario risieda nel decadimento di radioattivo oppure nel calore residuo formatosi quando Plutone ha avuto un drammatico impatto che ha originato Caronte. Durante la conferenza del team è stata presentata anche una mappa del metano di Plutone e si è visto che nel polo nord il ghiaccio di metano è diluito in una spessa lastra trasparente di ghiaccio di azoto che mostra un forte assorbimento della luce infrarossa", Diversa è invece la situazione nelle zone equatoriali più scure, dove il metano ghiacciato ha forti assorbimenti infrarossi che indicano una struttura molto diversa: Anche il satellite Caronte rivela incredibili dettagli. Una zona di frattura di circa 1000 km che probabilmente è il risultato di processi endogeni attivi. Mentre In alto a destra, è visibile un canyon profondo dai 7 ai 9 chilometri. E anche su Caronte mancano crateri da impatto: e questo testimonierebbe una giovane superficie formata di recente. Il polo nord è coperto da una macchia scura dal confine esteso e non definito, che è stata chiamata Mordor, forse uno strato di qualche tipo di composto che ricopre le strutture sottostanti. Naturalmente restiamo in attesa di nuove e più dettagliate immagini nelle prossime settimane che potranno senza dubbio dirci qualcosa di più.